giovedì 22 novembre 2012

Addio Madonnina del Penz...

Ti dico addio, Madonnina del Penz, insieme a tutta la mia gente. Il tuo simulacro è stato tolto e la cappella demolita. I proprietari del luogo, nonostante ripetute suppliche, hanno voluto così. Triste e pensoso (un fatto analogo non era mai accaduto in Diocesi), mi chiedo che cosa il Signore ci sta dicendo in questo frangente. Ripenso, e mi viene un nodo alla gola, al giorno dell’inaugurazione, a quell’indimenticabile 21 settembre 2008, quando il popolo di Dio attorno al Vescovo faceva festa in tuo onore, in quel mistico angolo di bosco caro a tutti i chiassesi. C’era nell’aria il desiderio di cose nuove. Per ricordare il 150esimo delle apparizioni di Lourdes avevamo voluto rinnovare quel luogo, da anni caduto in rovina, nella fedeltà alla tradizione e alla luce della nuova sensibilità religiosa.

Il Vescovo ci aveva subito compresi e nella splendida omelia disse: « Affidiamo alla Madonnina del Penz, opera di un artista di fama internazionale, Selim Abdullah, il nostro desiderio di unità. In questa vostra città di confine sempre più multietnica e multiculturale ci parli sempre di fraternità, di amore, di pace; ci insegni a realizzare accoglienza, dialogo, integrazione, amicizia ». La parola del Pastore, come il seme della parabola evangelica sparso a piene mani dal seminatore, era un invito rivolto a tutti. Avrebbe portato frutto nel cuore dei credenti aperti all’annuncio di cose nuove. Avrebbe portato frutto anche nel cuore dei fratelli di altre religioni e perfino nel cuore dei non credenti, magari poco avvezzi al fumo delle candele, ma aperti ai valori della fraternità e della pace e sensibili al linguaggio dell’arte moderna. Ma nel cuore di qualcuno, ahimè, quella parola, come il seme della parabola caduto sul terreno arido, non avrebbe portato alcun frutto.
Mille pensieri affiorano alla mente. Siamo nel tempo della globalizzazione, dell’immigrazione, del dramma dei profughi che fuggono dalla loro patria e vengono da noi in cerca di pane e di sicurezza. Anche tu, o Maria, con il tuo Bambino e il tuo Giuseppe hai conosciuto l’esperienza amara dell’esilio...
Pensavo a tutte queste cose in quel giorno di festa e le vedevo come impresse nel restauro compiuto. Ne percepivo la bellezza e l’urgenza, insieme alla complessità e alla fatica. Accoglienza, dialogo e integrazione, infatti, richiedono sempre una buona dose di coraggio. Il povero e lo straniero saranno sempre scomodi e non è facile cogliere i segni dei tempi e cambiare mentalità. Sovente è più facile indurirsi, servendoci magari perfino della religione per giustificare le nostre chiusure. Ma non era così anche ai tuoi tempi, o Maria? A proposito, vorrei tanto sapere chi vi accolse in Egitto nei giorni del vostro esilio?
Mi accorgo che questi pensieri si traducono, in questo addio, in un invito ad accogliere un’esortazione dal sapore tutto evangelico. Cara Madonnina, hai dovuto andartene dal Penz, ma il tuo simulacro troverà sicuramente accoglienza altrove. Ciò che allora è davvero importante per noi, o Maria, è che tu adesso ci chiedi di pensare a tanti nostri fratelli disperati costretti ad andarsene dalla loro casa e dalla loro terra. Ci chiedi di farci carico anche di tutti i nuovi poveri di casa nostra che sempre più fanno fatica a tirare avanti. Ci chiedi di non fossilizzarci dentro una mentalità egoistica e una religiosità superficiale, ma di metterci seriamente in discussione per convertirci ancora una volta al Vangelo del tuo Figlio.
Addio, Madonnina del Penz, non sarà stata vana la tua presenza in mezzo a noi se il tuo ricordo ci spronerà ad aprirci a una fede rinnovata e all’altezza dei tempi, a un abbraccio più ampio per i fratelli di qualsiasi popolo e religione, nella serena certezza che il comandamento nuovo dell’Amore del tuo Gesù è la sola nostra vera forza. Aiutaci, o Maria, ad amare e a perdonare sempre! Addio.

Don Gianfranco Feliciani - Arciprete di Chiasso

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