venerdì 16 novembre 2012

Risarcite le dipendenti di Aquolina. "Sembrava una missione impossibile e invece.." Commenta Fonio (OCST)

Messa la parola fine ad una triste vicenda per Chiasso
Quella busta paga tanto agognata, alfine, è stata onorata. Le ex dipendenti dell’Aquolina di Chiasso sono riuscite ad avere giustizia. Ma soprattutto a ricevere i salari di cui fin qui non avevano visto neppure l’ombra. La conferma del versamento è arrivata ieri ed è rimbalzata subito in Twitter . E sui volti delle ragazze del take away che, l’agosto scorso, erano scese nella pubblica via per denunciare quanto succedeva oltre il bancone della gastronomia nel centro cittadino, si è allargato un sorriso. « Sembrava una missione impossibile, invece, la procedura di insolvenza avviata nelle scorse settimane è andata a buon fine » è il commento soddisfatto di Giorgio Fonio , sindacalista dell’Ocst che con altri colleghi ha accompagnato le lavoratrici in questa loro battaglia. I vari componenti del vecchio personale, tutte ragazze e frontaliere, si sono visti così consegnare circa diecimila franchi ciascuno grazie alla cassa cantonale che assicura le indennità per insolvenza. Ovvero tutto il dovuto. « Si sono già dette tutte contente. Ciò che ci fa davvero felici – annota ancora Fonio da noi contattato – è aver raggiunto un risultato che non appariva per nulla scontato ».

Anche perché tutto è precipitato in poco tempo. L’istanza di fallimento in Pretura a Mendrisio (poi stralciata), lo sfratto e infine l’arresto, verso la fine di ottobre, della 55enne titolare del take away e amministratrice unica della Mesos Sa di Stabio, Giuseppa (Pina) Campa, cittadina italiana domiciliata nel Mendrisiotto. Un arresto che ha scoperchiato del tutto un vero vaso di Pandora, portando alla luce debiti pare per circa 700mila franchi in totale. Oggi la titolare deve rispondere di appropriazione indebita, conseguimento fraudolento di una falsa attestazione, amministrazione infedele, appropriazione indebita di trattenute salariali, cattiva gestione e omissione di contabilità. Il sospetto è che la 55enne oltre a non assolvere ai suoi doveri amministrativi, trattenesse, insomma, stipendi e contributi di fatto dichiarati e addebitati ai collaboratori.
Del resto, sembra essere lunga la fila delle persone rimaste, in un modo o nell’altro, toccate dalle conseguenze di questo malandazzo. Se ne sono resi conto anche al sindacato. Nella maggior parte dei casi, però, superati i termini per rivalersi, non rimane che incassare solo la delusione.

Fonte: La Regione

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