sabato 1 dicembre 2012

"Chiasso vuole diventare una Las Vegas del sesso?"

Bernasconi e il problema sotto casa
Chiamateli case d’appuntamento o postriboli, non fa differenza. Non per Chiasso che, di recente, ha dato, a Piano regolatore, un nome a una realtà di fatto. Il Pompeii in via Brogeda come il Glamour Club in via Porta oggi sono ufficialmente luoghi di prostituzione. Basta, però, una sanatoria per mettersi a posto la coscienza... urbana. I locali a luci rosse, del resto, non sono i soli luoghi dove esercitano le moderne cortigiane. Se chi vende il proprio corpo lo fa in zone residenziali e appartamenti, infatti, la convivenza si fa difficile. E non è per pruderie , ma per la fatica di vedere in faccia un fenomeno che declina povertà, sfruttamento e criminalità. Eppure la Legge – sul tavolo del governo cantonale una revisione attesa da molti – non vieta il meretricio. Semmai cerca di regolamentarlo. Allora « perché la città non vuole diventare la Las Vegas del sesso? ».


Una Las Vegas del sesso?
 
La provocazione è voluta. L’effetto dirompente. Ed è quello che Michel Venturelli , criminologo e già coordinatore del Casi, l’Associazione che riunisce i proprietari di postriboli del Ticino, si aspettava. Non si può, fa capire alla platea riunita giovedì sera da ‘Amiamo Chiasso’, a fare gli onori di casa Denise Maranesi , Giorgio Fonio eCarlo Coen – presenti diversi cittadini, assenti rappresentanti del Municipio, fatta eccezione per Patrizia Pintus –, parlare per sentito dire, senza sapere cosa sta dietro quel mondo a luci rosse. Un mondo che, adesso più di prima, non riesce ad essere tenuto sotto controllo. È vero, come in un domino l’inchiesta della magistratura ha fatto chiudere, uno dopo l’altro, i locali. E adesso? « L’azione della Procura non ha eliminato la prostituzione, l’ha semplicemente spalmata su tutto il territorio ticinese ». Trasferendo altresì le ragazze da hotel e case di piacere agli alloggi privati. È successo a Lugano e Locarno e succede a Chiasso. Interi stabili, dove prima abitavano le famiglie, fanno posto alle ‘signorine’ (vedi riquadro). « Facendo solo repressione succede anche questo » rilancia Venturelli. Così da una parte si corre ai ripari prevedendo un giro di vite legislativo in ambito residenziale, dall’altro il fenomeno, che si è modificato con l’avvento degli Accordi bilaterali, sfugge di mano. « E non si sa come tutelare le ragazze » ribadisce il criminologo, che si dice preoccupato dal fatto che « chi scrive le norme non conosce il problema ».
Più schiave che cortigiane
Sì, perché le prostitute – donne del sud del mondo o dell’esteuropeo – non scelgono, nei fatti, di esercitare un lavoro vecchio come il mondo ma che fa « schifo (con dieci clienti che ti passano sopra) e che sta diventando un mestiere di sopravvivenza ». Ecco che urge avere i mezzi per contrastare la tratta degli schiavi, che comunque esiste. A questo punto due sono le strade da percorrere secondo Venturelli. Innanzitutto, la ricerca del dialogo da parte della Polizia: « Occorre cercare di lavorare un po’ meno contro ». Quindi, e qui il messaggio è alle amministrazioni locali, bisogna che i Comuni decidano come gestire la questione: « Meglio un sistema strutturato, sicuro e garantito ».
 
Niente rose, grazie
 
Come dire che sanare le pecche pianificatorie non basta. Non basta soprattutto quando una variante di poco conto per prassi, incide in modo significativo sulla quotidianità di un quartiere, che si trova il problema sotto casa. Il riferimento, per nulla casuale, è al Rosa Nera di via Sottopenz. Accreditarlo come locale a luci rosse ha già sollevato atti consiliari. Tanto più che sulla zona, residenziale, si è appena investito. « È corretto – rilancia Bruna Bernasconi , consigliera comunale di Us – che in un luogo di passaggio di pedoni e ciclisti ci si scontri con le auto posteggiate lì per l’ennesimo postribolo? Ed è giusto che ci siano più macellerie di corpi che di carne commestibile? ». Per Fabio Bianchi , già municipale e consigliere comunale del Ppd contrario in modo convinto alla prostituzione in casa, « è bene che un ente pubblico dia dei segnali. Il concetto pianificatorio serve a tutelare gli interessi collettivi ». E l’esecutivo di Chiasso? « Non si chiama fuori – assicura Patrizia Pintus – . Non dimentichiamo che la situazione del Rosa Nera esiste da decenni, quindi la si voleva mettere in regola con una variante che si trova ancora davanti al Cantone. Ciò che conta è tutelare queste donne e la loro salute ».
 
Il male, lo sfruttamento
 
Don Gianfranco Feliciani , parroco di Chiasso, qualcosa da chiedere alla politica comunque ce l’ha. « Il suo dovere è quello di contenere il fenomeno non di incrementarlo – spiega –. Bisogna mettere a punto una strategia. Non mi piace pensare a Chiasso come a un paese dei balocchi del sesso ». Neppure la Chiesa, richiama, si illude di cancellare un problema che non si può nemmeno ignorare. « Il male non è il piacere illecito, bensì lo sfruttamento, l’ingiustizia. Ciò che sta dietro ». A volte, infatti, sono state le prostitute a bussare alla porta della Parrocchia. « Ricordo un caso, una giovane della Repubblica Ceca, incinta, fuggita per cercare rifugio da chi voleva obbligarla ad abortire. Con la collaborazione della Polizia è stata collocata in una famiglia, ha avuto il suo bambino; ed è tornata al suo paese ». Ogni tanto si scrive anche qualche lieto fine.
 
Fonte: La Regione

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