domenica 2 dicembre 2012

Condannati per riciclaggio due imprenditori che hanno avviato la costruzione del Centro Ovale

Luci e ombre sul Centro Ovale
Una sentenza datata 22 dicembre 2011, del tribunale di Arnhem, in Olanda, proietta degli interrogativi sugli imprenditori che hanno avviato la costruzione del Centro Ovale. Riguarda due condanne per riciclaggio nei confronti Steef van der Tuin e di Alexandre Oet, ex direttori della società belga RCVastgoed, proprietaria della struttura commerciale di Chiasso. L'inchiesta che in Olanda ha portato al processo è legata alle attività di Charles Zwolsman, imprenditore coinvolto ad Amsterdam in lunghe indagini sul traffico di droga, e morto qualche tempo fa in carcere.


Ma chi sono van der Tuin e Oet? E che cosa hanno rappresentato per il Centro Ovale? Oggi, probabilmente, ben poco. Ma dal registro di commercio risulta che van der Tuin è stato per un breve periodo nel consiglio d'amministrazione della Centro Ovale 1 Sa, società ticinese proprietaria della struttura e partecipata dalla RCVastgoed. La sua firma, come rappresentante della Fnidsen Trading, è anche nel contratto preliminare d'acquisto del "business plan", datato marzo 2007, avviato dalla ginevrina SwissEasy che poi ha gettato la spugna per mancanza di fondi. Sia van der Tuin che Oet, nella biografia su internet, dove elencano gli investimenti fatti in diverse parti d'Europa, vantano anche il grande emporio di Chiasso.
Ma Arnoldo Coduri, presidente del consiglio d'amministrazione della Centro Ovale, è categorico: "Sulla base delle informazioni in mio possesso ad oggi, le posso confermare che nessuno degli azionisti della Centro Ovale 1A SA ha delle condanne a carico". Coduri, impegnato in questi giorni per riposizionare la struttura di Chiasso e rilanciarla anche con le aperture domenicali, aggiunge: "Sempre sulla base delle informazioni in mio possesso ad oggi le due persone da lei citate non mi risultano azioniste di Centro Ovale 1A SA". Pure il legale dell'azienda, l'avvocato Davide Mottis, è sulla stessa lunghezza d'onda: "La Centro Ovale è detenuta al 100 per cento da una società belga e non mi risulta che tra gli azionisti ci siano persone con pendenze".
Naturalmente anche a fronte di due condanne per riciclaggio, peraltro con sentenza di primo grado (in cui sono riportati nomi e cognomi e citate diverse aziende) che dunque può essere impugnata negli altri livelli di giudizio (l'appello è già stato fissato per febbraio), non si può affatto affermare che all'origine dei finanziamenti per la costruzione del Centro ci siano soldi provenienti da eventuali attività illecite. Questo è chiaro e va sottolineato. Ma restano gli interrogativi sui legami tra Oet, van der Tuin e il Centro ovale. E ad alimentare questi interrogativi è intervenuto anche un fatto nuovo. I due imprenditori, sino a pochi giorni fa, figuravano come direttori generali della RCVastgoed, che nel suo sito ufficiale dice d'aver realizzato il Centro ovale. Improvvisamente, una decina di giorni fa i loro nomi sono stati sostituiti con quello dell'imprenditrice Cornelia Cok, figlia di Gerard, uno degli uomini d'affari più conosciuti d'Olanda, che fa parte del consiglio d'amministrazione del Centro Ovale 1 Sa, insieme a Coduri. Cok, va precisato, non c'entra nulla con l'inchiesta e il processo di Arnhem.
Solo una coincidenza, un cambio al vertice naturale nella società belga? Possibile. Ma Oet, risulta ancora il proprietario del dominio internet www.centro-ovale.ch, registrato all'indirizzo di Van Ertbornstraad 9 ad Anversa, in Belgio. Ovvero lo stesso indirizzo della società RCVastgoed. Ancora una coincidenza? Forse. Su Linkedin, il social network dedicato al mondo del business, Alexander Oet viene indicato come "Co-owner, RCVastgoed", cioè cotitolare della ditta. Un errore? Anche questo è possibile. Inoltre Evelin De Vlieger, responsabile amministrativa sempre della RCVastgoed, risulta, insieme al fiduciario zurighese Martin Marki, componente del consiglio d'amministrazione della Polaris Management Sa, l'azienda che a Chiasso si occupa della gestione del centro, riceve i soldi degli affitti dai negozi e poi garantisce i servizi necessari per il funzionamento della struttura.
Steef van der Tuin e Alexander Oet, sono rimasti impigliati, insieme ad altre persone, in un giro di riciclaggio e sono stati condannati in Olanda in primo grado a un anno con l'accusa d'aver inviato, fra il dicembre e il maggio del 2006, oltre un milione di dollari, in più tranche, negli Usa, al figlio di un boss della droga, Charles Zwolsman, "mascherandoli" come una sponsorizzazione. Questo, almeno, hanno sostenuto i rappresentanti dell'accusa. Per i giudici i soldi finiti nel conto numero 0982891067 della National City Bank di Indianapolis erano di provenienza illecita. La sentenza, la numero 10/600090-08 pronunciata dalla Corte del tribunale del distretto di Arnhem, dal presidente J. A. P. Baker, ha accolto in parte le richieste dei procuratori Woods e Zonneveld, che sollecitavano una pena di 15 mesi. La prima delle nove udienze si è svolta il 9 aprile del 2010, la decisione è arrivata il 22 dicembre dell'anno scorso e le motivazioni sono state depositate in cancelleria il 4 gennaio di quest'anno.
Scorrendo la sentenza, tuttavia, restano molti punti oscuri sul collegamento tra i due imprenditori e Charles Zwolsman, nato ad Amsterdam, che secondo la polizia era il signore della droga in Olanda. Su di lui i giornali olandesi hanno scritto parecchio. A suo suo carico risultano processi per traffico di hashish dal Marocco ai Paesi Bassi. Nell'ottobre del 2006 era stato arrestato. È poi morto improvvisamente nella prigione di Nieuwegein. La causa del decesso non è stata resa nota dalla polizia.

 
Fonte: Caffè della Domenica

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