mercoledì 5 dicembre 2012

La cultura unisce... Una delegazione di Chiasso andrà a Città del Messico!

Il nostro Cinema Teatro
Cosa hanno in comune Città del Messico e Chiasso? Nulla, si dirà di getto. Eppure un legame esiste tra questa città globale e il comune di frontiera: l’amore per la grafica e l’arte. Amore che hanno portato proprio il nome di Chiasso e del suo m.a.x. museo a riecheggiare Oltreoceano. Ad avvicinare questi due mondi tanto diversi è una mostra, Fluxus. Una rivoluzione creativa: 1962-2012 . Mostra che la cittadina ha allestito negli spazi museali da aprile a luglio proprio per celebrare i cinquant’anni di vita del movimento neodadaista, nato appunto nel 1962 in Germania a Wiesbaden. Esposizione che venerdì verrà inaugurata al Museo nacional de la estampa (Munae), uno fra i più importanti musei al mondo nel campo della grafica.
 
Ambasciatrici di Chiasso a Città del Messico saranno una dei curatori della mostra (con Antonio d’Avossa) nonché direttrice degli spazi espositivi comunali, Nicoletta Ossanna Cavadini , e la capodicastero Cultura e biblioteca Patrizia Pintus . Preso un volo ieri per il Messico, per la direttrice e la municipale chiassesi questo è più di un viaggio culturale. Rappresenta l’opportunità di gemellare due realtà molto lontane ma con qualche affinità elettiva. A testimoniarlo i loghi del Comune e del m.a.x. museo che campeggiano in calce al manifesto del Munae che annuncia l’evento. Al rientro anche l’identità culturale del museo, e quindi di Chiasso, potrà uscirne rafforzata.
« Poter portare il nome di Chiasso a Città del Messico era un’occasione da non perdere – ci ha detto la stessa Patrizia Pintus alla vigilia della partenza, trasferta peraltro effettuata a sue spese –. Per me si tratta di un’esperienza. Esperienza che non capita sempre a tutti. Sono dunque contenta di andare in Messico: sarà un biglietto da visita importante anche politicamente ».
La lingua comune, del resto, sarà quella dell’arte. E forse non è un caso che l’omaggio a un movimento globale ante litteram – ha saputo coinvolgere artisti provenienti dall’Europa, dagli Stati Uniti e dall’Asia – potesse aprire la via americana anche al m.a.x. museo. D’altro canto, per gli esponenti di Fluxus – termine coniato da George Maciunas, architetto e grafico – arte e vita si sovrapponevano. Esponenti, oltre a Maciunas, come il compositore John Cage, ma anche Yoko Ono, Giuseppe Chiari o Joseph Beuys, solo per citare qualche nome di una galassia ben più vasta. Così il fluire, lo scorrere delle idee celebrate tra la primavera e l’estate a Chiasso, si perpetueranno pure a Città del Messico, facendo rivivere segni grafici, oggetti come le famose scatole (le Fluxus box), e con essi dei veri e propri modelli visivi.
La rivoluzione creativa, insomma, continua; e superando, come sperato, i confini geopolitici. I protagonisti del movimento ne possono essere contenti.

Fonte: La Regione

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