lunedì 11 febbraio 2013

Sul Tram delle in(competenze)

Avversari liberali radicali e popolari democratici lo sono da sempre. E questo lo si sa. Non serve un giudice per stabilirlo. Certo è che, pur di salire sull’autobus arancione (si legga il Consiglio di amministrazione dell’Amsa), Plr e Ppd chiassesi stanno sgomitando non poco. In attesa alla fermata Mariano Musso (candidato Plr) e Fabio Bianchi (proposto dal Ppd e premiato dal legislativo), davanti al Tram, il Tribunale cantonale amministrativo, dove stanno volando ancora parole grosse. Tutto ciò aspettando che dalla seconda istanza di giudizio cali il verdetto. Per ora, intanto, ce la si gioca a colpi di... osservazioni. Sarà confermata la decisione del Consiglio di Stato e quindi annullato il voto del Consiglio comunale di ottobre? Detta diversamente, verrà (ri)aperta la strada al ‘partitone’? O faranno breccia le argomentazioni rilanciate dei ricorrenti del Ppd (lo stesso Fabio Bianchi , Mauro Mapelli eGiorgio Fonio , presidente e vice del partito)? Dando così la precedenza al sentire della maggioranza consiliare? A essere messi in discussione oggi ci sono, del resto, il principio di proporzionalità sancito dalla Loc, la Legge organica comunale, e il peso dell’astensione Plr alla proposta dell’opposizione. Quanto è accaduto, ci si chiede, è costituzionale?
 
La domanda lanciata sul tavolo è di quelle importanti. Comunque la si pensi. Insomma, la legislazione è discriminatoria nei confronti delle minoranze? L’interrogativo resta. Il Municipio di Chiasso, dal canto suo, sa già da che parte stare. Il gruppo Ppd, si legge nella risposta al ricorso inviata a fine gennaio al Tribunale, “non aveva alcun diritto di frapporre una candidatura alternativa, come invece a torto ha fatto”. Di più: chi adesso si appella al Tram (ovvero i consiglieri Ppd) “rimescola le carte in gioco in modo da creare confusione”. Per l’esecutivo, poi, “non è affatto convincente” vantare la necessità di contare sulle competenze (Bianchi è ingegnere). “Senza voler sminuire la portata del mandato – si annota –, il rappresentante del Comune di Chiasso non ha il compito di sviluppare nuovi modelli di autobus, né quello di tracciare nuovi percorsi”. La conclusione per l’autorità cittadina è presto tirata: “nessuna qualifica è richiesta che faccia anche solo un qualche accenno a una specifica formazione quale ingegnere”. In altre parole, “la politica dovrebbe avere come oggetto la discussione delle idee e non quella degli uomini”.

Ed è tutta in politica che la buttano gli esponenti del Plr ( Davide Capoferri , Carlo Coen , Antonio D’Incecco eAlessandro Zara ), gli stessi che hanno impugnato la risoluzione consiliare. Nelle loro osservazioni iniziano lanciando una frecciatina all’indirizzo del patrocinatore legale dei tre consiglieri Ppd e finiscono col dare, di fatto, dell’“incompetente” al Consiglio comunale. Nel senso che per giurisprudenza (e memento del CdS) non avrebbe dovuto nemmeno votare su candidati e proposte, bensì assegnare d’ufficio il posto nel Cda dell’Autolinea Mendrisiense al partito di maggioranza (il Plr). Quanto basta, osservano i portavoce del ‘partitone’, per annullare la scelta del legislativo. Nel mezzo di tutto ciò agli avversari non si risparmia nulla.
Innanzitutto, si ricorda che l’astensione liberale radicale – contestata nel ricorso al Tram – esprimeva in sostanza “disappunto e disaccordo”. Interpretarlo in modo diverso risulta, si ribadisce, pretestuoso. Così alle ipotesi di strumentalizzazione si replica con l’accusa di cavillare con il solo scopo di difendere una “nomina illegale”.

Quanto al “caposaldo” democratico della proporzionalità, l’impressione, fanno presente ancora dal Plr, è che i ricorrenti “tentino di rendere inapplicabile una norma” in questo caso sgradita. D’altra parte, tacciato dal Ppd di fare il ‘pigliatutto’, il Plr non ha nessuna intenzione di cedere il passo. È come, si esemplifica, se “un rappresentante di un partito minoritario si trovasse ad occupare un seggio spettante a un’altra forza politica”. Morale: la critica di anticostituzionalità non regge. Anche perché la decisione consiliare, concludono i consiglieri Plr, ha restituito un risultato “manifestamente insensato e immorale”. Come detto, parole grosse. In passato non se le mandavano a dire dalle pagine dei fogli di partito, adesso si va dritti in tribunale.

Fonte: La Regione

2 commenti:

  1. Una piccola dimenticanza: Il primo cittadino, cioè il presidente del Consiglio Comunale, di comune accordo con il Segretario emette l'ordine del giorno. Quindi lo fa rispettare .
    Quella carica non andava messa in votazione poiché carica assegnata al partito con la percentuale di voti maggiore, così s'é sempre fatto.Ora aver accettato di mettersi in gioco "tant l'é fai" eppoi contestare il risultato vuol proprio dire infischiarsene delle regole anche se si interpretate e cambiate in corsa.Intanto il consiglio d'amministrazione dell'AMSA ha già deliberato. Senza il rappresentante chiassese, i cittadini ringraziano e mormorano "Chiasso comune polo..."

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    1. Ai cittadini non interessa questa diatriba.
      Altro non é che una lotta fra politicanti per un cadreghino che vale proprio poco. Qui il consiglio comunale non fà bella figura.

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