mercoledì 13 marzo 2013

"Chiasso sta completamente perdendo terreno a livello distrettuale" Marco Ferrazzini a tutto campo

Marco Ferrazzini, 1950, originario e residente a Chiasso. Dal 1975 al 1979 è stato granconsigliere a Bellinzona nelle file del Partito del Lavoro (oggi Partito comunista). Dal 1972 al 1976 e dal 1980 al 1982 ha fatto parte del Consiglio comunale di Chiasso, mentre dal 1976 al 1980 e dal 1999 al 2002 in qualità di municipale ha anche ricoperto la carica di vicesindaco della cittadina di confine.


Come vede oggi la posizione di Chiasso e di Mendrisio a livello distrettuale?

«Chiasso sta completamente perdendo terreno a livello distrettuale a tutto vantaggio di Mendrisio, il quale lo sta fagocitando sia come attivismo politico sia come immagine. Negli ultimi tre anni non è stata capace di reagire, di trovare delle alternative, delle idee. Oggi è diventata di scarso interesse anche per il resto del Cantone. Anni fa si sentiva parlare di Chiasso soprattutto per numerose iniziative innovative. Negli anni novanta è stato il primo Comune del Cantone ad avere un Centro giovanile, il primo a promuovere una politica per l’integrazione rivolta agli stranieri lanciando il progetto “culture in movimento” ed è stato tra i primi, se non il primo, ad introdurre la tassa sul sacco. Ha prodotto una politica in campo culturale invidiata da molti nel Cantone scegliendo funzionari del calibro di Domenico Lucchini e di Marco Galli per il sociale. Il riordino del centro con la zona pedonale aveva innescato la battaglia politica e favorito il dibattito pubblico. Oggi sfido chiunque a dirmi cosa è stato fatto di nuovo a Chiasso negli ultimi 5-6 anni, probabilmente il pallone per la copertura invernale della piscina comunale».
 
Come vede la situazione politica di Mendrisio?

«Mendrisio è una realtà differente. Croci per quanto possa essere criticabile è sicuramente abile, furbo, si dà da fare. Oggi c’è sicuramente più vivacità politica a Mendrisio. Anni fa era così anche a Chiasso, le polemiche che ci sono state ne erano un sintomo. Purtroppo alcune anche con battaglie sotterranee non corrette, per esempio l’esautorazione del vecchio municipio di Claudio Moro, avvenuta a mio parere con modalità da “banda armata” con discutibili ticket e scambi di favori tra la Lega e i nuovi rappresentati del PLRT».

La politica degli ultimi anni a Mendrisio si è incentrata molto sull’obiettivo delle aggregazioni ed anche a Chiasso si riparla di aggregazioni: cosa ne pensa?

«È indubbio che le aggregazioni sono uno dei punti per il rilancio, non solo di Chiasso, ma di tutto il Basso Mendrisiotto. È assurdo che noi, Basso Mendrisiotto con il Locarnese saremo gli ultimi ad aggregarci. Ora, con un Comune che sta andando male finanziariamente e che quindi non può più essere trainante, il discorso diventa difficile. Il sindaco Colombo ammette che la situazione finanziaria è grave, e per far fronte a questo rilancia il discorso delle aggregazioni. È pensabile a questo punto che gli altri Comuni dicano sì a Chiasso, così da risolvere i suoi problemi finanziari? Forse l’unica soluzione sarebbe quella di aumentare il moltiplicatore per salvarci finanziariamente. Le finanze di Chiasso sono andate in declino anche per la crisi mondiale che ha influito sul gettito delle banche. A Chiasso però si sapeva che saremmo arrivati a questa situazione almeno da quattro anni, ma nessuno ha voluto dar retta ai servizi finanziari del Comune che da anni redigono rapporti allarmistici, mai presi in considerazione. Addirittura è stato impedito al contabile del Comune di parlare in seno alla Commissione della gestione, per non far sapere la triste realtà delle finanze. Così si è voluta nascondere la verità ed ora si cerca di recuperare con la vendita delle proprietà fondiarie comunali».

Mendrisio dovrebbe fare la stessa cosa?

«Non conosco bene la realtà di Mendrisio, ma la soluzione, a mio parere, vale per tutti, anche per Lugano. È inevitabile l’aumento del moltiplicatore, prima o poi tutti ne saremo toccati. Non è colpa di nessuno se le cose vanno male. In linea di massima è indispensabile limitare le spese, non elargire denaro a pioggia ed evitare di assumere personale in esubero. Negli ultimi quattro anni a Chiasso, anche per opportunità politica e di consenso, le nuove assunzioni sono state fatte con “manica larga” senza tener conto delle avvisaglie segnalavano che la situazione sarebbe peggiorata. Questo è da imputare ad una certa concezione politica che è sì leghista, ma anche dell’attuale Partito liberale radicale, che arrischia di farci trovare.. come dire… con le “pezze al fondoschiena”».

Mantenere un moltiplicatore basso non conviene nell’intento di attirare ditte nuove e nuovi cittadini facoltosi?

«Per gli insediamenti artigianali ed industriali la vedo difficile, così come mi sembra una cosa poco credibile pensare di attirare nuovi cittadini benestanti. Negli ultimi due o tre anni non è successo nulla anche con il moltiplicatore basso».

La localizzazione a Mendrisio di servizi come la nuova caserma dei pompieri, polizia, e protezione civile rischia di mettere ancora più in ombra la cittadina di confine ?

«È chiaro che Chiasso deve continuare a lottare per essere un polo a tutti gli effetti, siccome non è ancora pensabile aspirare ad avere una polizia unica per tutto il Mendrisiotto. Per essere un polo attrattivo deve esprimere delle capacità, una classe politica adeguata al ruolo, autorevole. Basta chiedere ai Comuni della fascia chiassese che cosa ne pensano della classe politica di Chiasso, vi diranno “anonima” per non dire altro».

A Mendrisio si accusa Croci di essere molto legato a Tarchini ed al Foxtwon, che ne pensa?

«Sono critiche giuste, che rimbalzano spesso anche sulla stampa. Mendrisio non solo è la città della volpe, ma anche la città con la volpe in Municipio. La disponibilità delle istituzioni pubbliche verso il Foxtown è palese, anche perché Croci ha tutto l’interesse a sostenere Tarchini anche per opportunità lavorative sue private. Politicamente lo condanno, comunque Carlo Croci è brillante, un uomo che sgomita».

Secondo lei è compatibile la carica di sindaco con la presunta convergenza dei propri interessi privati?

«Secondo me no. È però poco comprensibile come lo si scopra adesso dopo tanti anni».

Sergio Savoia per esempio, l’aveva sottolineato alcuni anni fa.

«Si, d’accordo. Ma non il Partito liberale radicale di Mendrisio. Sarebbe “strano” farlo notare adesso solo per fini elettorali. Questa sicuramente è una battaglia da portare avanti extra elezioni. Oltretutto oggi il Foxtwon non riversa più molti soldi nelle casse comunali ed anche il Casinò dà quello che può. Viceversa le problematiche legate a queste strutture sono sempre più acute a livello di viabilità, gestione del territorio eccetera».

La risistemazione di Piazza del Ponte riporterà, secondo lei, più gente sulle stradine di Corso Bello e via Stella?

«Secondo me non è solo la sistemazione architettonica di un luogo a riportare vitalità ad una determinata zona. Sicuramente aiuta, tuttavia non sarà facile riabituare la gente a tornare nel nucleo anche se è un vero peccato perché il nucleo antico di Mendrisio è veramente molto bello».

La stessa cosa vale per il centro pedonale di Chiasso?

«Mah! Sono sicuro che a Chiasso nessuno tornerebbe alla situazione di prima. Se si dovesse fare oggi un sondaggio nessuno probabilmente rivorrebbe il traffico nel centro di Chiasso».

Mendrisio oggi si sta rilanciando anche sul piano ferroviario migliorando la sua stazione centrale, realizzando la linea verso Varese ed ha in progetto una nuova fermata ferroviaria in zona San Martino. Cosa pensa dell’argomento rispetto a Chiasso?

«La stazione di Chiasso dal profilo delle merci sta perdendo attrattività perché non vi si fanno più certe operazioni, si fanno altrove e così si sono persi posti di lavoro. Dal profilo passeggeri siamo una stazione come le altre, non abbiamo più il ruolo di stazione cosiddetta internazionale. In certi momenti è una stazione vuota, triste».

Lei pensa che il rilancio di Chiasso potrebbe passare anche da lì?
«Oggettivamente la situazione sembra complicata. I rapporti con l’Italia in questo momento, sembrano alquanto in difficoltà finanziariamente e politicamente. C’è il rischio che portando avanti delle proposte saremmo ancora noi, alla fine, a dover pagare. Siamo un po’ superati dagli eventi grazie all’evoluzione rapida riscontrata attualmente nel mondo ferroviario, e purtroppo il discorso Alptransit per Chiasso lo vedo ancora molto lontano. L’unico “atout” su cui Chiasso potrebbe puntare, in collaborazione con le FFS, è quello di gestire o riconvertire tutte quelle aree vastissime, una volta occupate da binari ed infrastrutture ferroviarie che oggi con la diminuzione dei traffici, non hanno più uno scopo. Il comune di Chiasso potrebbe commissionare uno studio a livello universitario e specialistico per ridestinare questi sedimi all’industria o all’artigianato. Nella Svizzera interna si può segnalare l’esperienza di Losanna (Il Flon) che è diventato uno dei centri più attrattivi della città».

Mendrisio quindi cerca di “star dietro” al treno, mentre Chiasso ha “perso” il treno?

«Chiasso l’ha proprio perso il treno. Sta perdendo nettamente il confronto con Mendrisio dal profilo di una rivalità nel ruolo di Polo principale del distretto. Sarebbe una sana competizione se si combattesse ad armi pari ma così non è. La mia impressione è che Chiasso abbia deposto le armi mentre Mendrisio va avanti».

Tornando alla politica cosa ne pensa oggi della sinistra di Chiasso?

«Devo dire che mi ha un po’ deluso. Ci sono dei giovani che si stanno un po’ ribellando. I “vecchi militanti” che da anni sono in politica avrebbero dovuto in questo anno profilarsi maggiormente, invece si sono anche loro “attaccati al carro”. Si da quasi per scontato che Chiasso è destinato a morire. Chiasso fino al 1800 non era nulla più di un gruppetto di case, tra l’altro Boffalora era addirittura separata da Chiasso. Ha in seguito avuto un evoluzione grazie all’arrivo della ferrovia. La storia di Chiasso ha al massimo 150 anni a differenza di altri Comuni del Mendrisiotto. Nel 1850 era il sesto o settimo comune per numero di abitanti. Se si gira per Chiasso non si trova un edificio anteriore al 1900, in tutti gli altri Comuni del Mendrisiotto si trovano costruzioni più antiche. Chiasso non era nulla, come siamo nati, come siamo evoluti, possiamo involvere. Oggi è un nucleo urbano quindi non può morire, però può deperire o involvere sotto un altro aspetto. Chiasso è crescita per casi fortuiti dietro di noi non c’è storia rispetto a Mendrisio».

Come vede la sinistra di Mendrisio con la rinuncia di Giancarlo Cortesi e di Rossano Bervini?

«Personalmente sono dispiaciuto per la rinuncia di Rossano Bervini perché il suo spessore poteva portare molto alla battaglia politica. I nuovi candidati non li conosco molto. Ho visto la lista per il Municipio ed ho notato che l’età media è piuttosto alta, di giovani ce ne sono pochi, ma questo vale anche per gli altri partiti».

Se lei dovesse riproporsi oggi in campagna elettorale cosa farebbe?

«Probabilmente non ne sarei in grado. Ai miei tempi non c’era la tecnologia che oggi sembra indispensabile per una buona campagna. Malgrado ciò mi domando se all’elettorato più giovane interessano davvero le scaramucce da campagna elettorale, io credo di no. L’elettorato datato, il cosidetto “zoccolo duro”, il voto non lo cambia, ma i giovani? Tutto sembra mutato. La Lega ed anche i Verdi sono diventati partiti tradizionali anche loro. Non trovo però giusto, per farsi votare, colpire solo con l’immagine. Dietro quest’immagine a livello di proposte, di programmi cosa c’è? La cosa mi fa un po’ paura pensando all’avvenire politico in generale. Il grande problema di oggi soprattutto a livello comunale è la mancanza di “personaggi”. Il carisma conta ancora molto. Per quanto riguarda la sinistra, mancano persone di riferimento a livello popolare; anche se dispone di ottimi candidati dal profilo della preparazione, ma poco riconosciuti dal popolo. L’impressione è che abbia perso il contatto con la gente. Non ha più un organo ufficiale di partito. Mi domando a cosa serve la rivista “Confronti” a livello della lotta e della propaganda politica. A differenza del Mattino della Domenica. Ovviamente non bisogna fare o copiare il Mattino. Per quanto riguarda i quotidiani, la destra e l’ala di destra del PLRT ha l’appoggio del Corriere del Ticino, mentre la Regione Ticino che un tempo dava spazio ai liberali radicali e alla sinistra, ha “mollato un po’ le orecchie” a livello di politica cantonale. A livello regionale produce molto a livello di scrittura, ma sostanzialmente con poco spessore politico, con un occhio di riguardo soprattutto a Mendrisio piuttosto che a Chiasso».

2 commenti:

  1. Marco ha fatto centro su tutta la linea .Ora via con il primo referendum contro le svendite del Municipio !

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  2. Mi piace la frase centrale "Non è colpa di nessuno se le cose vanno male.",
    poi pero' se c'e' da cercare responsabilita' politiche vengono citate nell'ordine, Lega e PLR,
    del PPD non c'e' traccia, poi arriva la sinistra, per il classico "se c'erano dormivano e se non dormivano facevano finta".
    Capisco da che pulpito viene la predica pero' un po' piu di coerenza no?

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