giovedì 16 maggio 2013

"Il mix di negozi non è stato abbastanza attrattivo" Il mea culpa della proprietà di Centro Ovale

Le premesse iniziali erano diverse
Mentre la ricerca di subentranti che possano occupare le superfici vuote, alcu­ne delle quali da svariati mesi, procede senza particolari sussulti, non si placa l'ondata di defezioni al Centro Ovale Chiasso. Il prossimo inquilino ad abban­donare il grande magazzino di via Chiesa sarà K Kiosk, negozio di giornali, riviste e dolciumi al terzo piano. La conferma arri­va dal rappresentante della proprietà dell'emporio Frédéric Van der Planken , il quale aggiunge che al momento non ha notizia di ulteriori partenze. «La maggior parte dei grandi locatari resta» fa sapere il manager belga. Un segnale di fiducia che viene dopo mesi segnati da traumatici addii, tra i quali figurano quelli annuncia­ti di recente o già consumati di Migros, Mobilezone e, come rivelato dal Corriere del Ticino del 26 aprile, Yendi, John Torino e + (S) Accessories.
 
Dall'inaugurazione del centro commerciale nel settembre del 2011, con la prossima separazione da K Kiosk saliranno a tredici gli spazi di vendi­ta, sulla trentina disponibili, lasciati dagli affittuari. Nelle ultime settimane, più vol­te i vertici del Centro Ovale hanno accusa­to il sindacato Unia e il Movimento per il Socialismo, strenui oppositori dell'apertu­ra domenicale, di essere tra i principali responsabili delle difficoltà incontrate, soprattutto dopo che il Dipartimento del­le finanze e dell'economia, cedendo al pressing, in marzo ha revocato la deroga per l'attività nei festivi. Eppure, senza tra­scurare l'influenza della crisi economica generale sugli stenti dell'emporio chiasse­se, diversi osservatori e operatori del set­tore ritengono che il Centro Ovale sconti una certa mancanza di attrattiva. Consi­derato che prima del varo della struttura era stato annunciato l'arrivo di grandi fir­me con una proposta di prodotti e articoli innovativa per la regione, molti sono ri­masti disorientati di fronte alla scelta di aprire un centro commerciale classico, con marchi presenti da anni in Comuni limitrofi e nel resto del Ticino. Ciò che potrebbe avere inciso sull'apprezzamento della clientela. Per la prima volta, la pro­prietà, per bocca di Van der Planken, am­mette ora qualche leggerezza. «L'attrattiva architettonica del centro, che garantisce un'esperienza di shopping molto più gra­devole rispetto a quella offerta dai nostri concorrenti, non si è rivelata sufficiente per rintuzzare l'effetto negativo della crisi economica e soprattutto quello della forte crescita del valore del franco sull'euro. Io non parlerei di errore, però chiaramente il mix di negozi non è stato abbastanza at­trattivo per sopportare questo doppio col­po» afferma il dirigente. Viene dunque da chiedersi se la recente decisione di muta­re strategia per attirare a Chiasso operato­ri in grado di conferire alla struttura l'ago­gnato richiamo turistico non corrisponda ad un brusco cambio di rotta per correg­gere eventuali sbagli del passato. «La scel­ta di cambiare strategia - replica il nostro interlocutore - è prova del fatto che stia­mo lavorando duramente per salvare po­sti di lavoro e per permettere che la “Porta della Svizzera” non sia una vuota sfera di cemento. Potremmo infilare la nostra te­sta nella sabbia e lasciare che si tiri a cam­pare, ma noi non siamo fatti così, anche perché non sarebbe corretto verso i loca­tari che stanno ancora lavorando bene. Quindi, lottiamo ogni giorno per far fun­zionare il centro, ma serve tempo». L'o­biettivo è di accogliere negozi che venda­no prodotti «più in linea coi bisogni della regione, convenienti, di buona qualità e pensati principalmente per famiglie con bambini». Le trattative, spiega Van der Planken, proseguono, ma difficilmente sfoceranno in nuovi arrivi «prima della fi­ne di settembre». L'attesa riguarda anche l'esito del ricorso interposto al Consiglio di Stato contro il mancato prolungamento del permesso di apertura nei festivi.

Fonte: Corriere del Ticino

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