mercoledì 3 luglio 2013

Chiudono 2 negozi all'Ovale e 1 in centro!

A fine luglio anche Benetton lascierà Chiasso
In attesa che le trattative con dei possibili nuovi entranti conducano a qualcosa di concreto, al Centro Ovale Chiasso non si ferma lo stillicidio di partenze: gli ultimi inquilini a lasciare il grande magazzino di via Chiesa so­no stati JYKX 1950, negozio di abbi­gliamento che propone articoli di marchi assai conosciuti, e Viva, punto vendita di scarpe e accessori. L'attività dei due locatari è cessata alla fine di giugno e nel frattempo le superfici occupate al primo e al secondo piano sono state quasi completamente svuotate. Loro, afferma il rappresen­tante della proprietà dell'emporio Frédéric Van der Planken , «hanno rotto gli accordi contrattuali, dovre­mo valutare come gestire la faccen­da». Dall'inaugurazione del centro commerciale nel settembre del 2011, salgono così a quindici gli spazi di vendita, sulla trentina disponibili, che gli affittuari hanno deciso di abban­donare. La metà delle superfici resta vuota, in attesa che nuovi operatori subentrino.
 
Le speranze di rilancio sono riposte nella strategia recente­mente adottata dai vertici del Centro Ovale, che intendono conferire alla struttura l'agognato richiamo turisti­co. Intanto, all'interno del centro shopping qualche inquilino sembra avere esaurito la pazienza, visto che alcune superfici per le quali da diversi mesi è annunciata la riapertura sono ancora senza occupanti. Come svela­to dal Corriere del Ticino del 22 giu­gno, durante l'assemblea dei locatari convocata un paio di settimane fa i rappresentanti dei negozi non hanno mascherato il loro malcontento, pun­tando il dito contro la dirigenza dell'emporio, alla quale vengono rim­proverate responsabilità per la situa­zione di crisi in cui versa il Centro Ovale. Il management ha rassicurato i presenti, comunicando loro che le operazioni di rilancio sono in corso con l'obiettivo già dichiarato di acco­gliere marchi con un'offerta indiriz­zata alle famiglie con bambini. A que­sto proposito si sta trattando con un grande dettagliante che potrebbe oc­cupare gli spazi lasciati liberi da Mi­gros all'inizio di maggio. Anche H&M avrebbe palesato l'intenzione di ade­rire al progetto di riorientamento del centro commerciale. La catena sve­dese della moda potrebbe infatti in­grandire il suo punto vendita, aggiun­gendo reparti riservati a giovani e bambini, oggi assenti a Chiasso. Una mossa però vincolata al prospettato arrivo al terzo piano del Centro Ovale di un nuovo inquilino di spessore, al­trimenti non se ne farebbe niente. Snodo fondamentale per avviare la ripartenza del grande magazzino chiassese è la definizione della que­stione legata all'apertura domenicale. La vertenza, come anticipato da que­sto giornale l'8 giugno, è approdata al Tribunale cantonale amministrativo, cui si sono appellati i responsabili dell'emporio chiedendo l'annulla­mento del divieto di apertura nei fe­stivi imposto dal Cantone.

Anche il nucleo perde un marchio: Benetton

I due negozi del Centro Ovale (vedi art. a fianco) non sono i soli a lasciare la cittadina. Anche il cuore di Chiasso si appresta infatti a perdere una boutique, filiale di un rinomato marchio di abbi­gliamento. A lasciare gli spazi al civico 39 di corso San Gottardo è il marchio Uni­ted Colors of Benetton. Da qualche gior­no, affissi alla vetrina del negozio, alcuni cartelloni, oltre a pubblicizzare sconti e ribassi, preannunciano la chiusura defi­nitiva del punto vendita e la liquidazio­ne di tutta la merce. Entro la metà o la fine di luglio, dunque, Benetton dovreb­be lasciare definitivamente la cittadina di confine. Il punto vendita di Chiasso era l'unico nella regione con il titolo di boutique. Il solo rivenditore che resterà a rappresentare il marchio United Co­lors of Benetton nel Basso Ceresio sarà dunque quello situato al FoxTown di Mendrisio. Là, il negozio è presente in qualità di outlet.
Secondo le indiscrezioni circolate nella cittadina, alcune delle dipendenti finora impiegate nel punto vendita di corso San Gottardo sarebbero state licenziate e, dal momento della chiusura, rischia­no quindi di restare momentaneamente senza lavoro.

Fonte: Corriere del Ticino

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