venerdì 18 aprile 2014

Anche il PLR (tranne uno) abbandona il Trenhotel. Per i referendisti è una scusa per evitare il verdetto popolare

Bruno Arrigoni ci crede ancora
Dopo la Lega dei ticinesi l’altro ieri, ieri è toccato al PLR di Chiasso scendere dalle carrozze del TrenHotel, progetto che quindi si ritrova orfano dei propri sostenitori politici. Il defilamento del movimento di maggioranza nella cittadina è ancor più fragoroso di quello della destra, alla quale la sezione guidata da Mariano Musso non risparmia bordate incrinando un asse che, oltre all’albergo provvisorio su rotaie da allestire in viale Manzoni tra l’aprile e l’ottobre del 2015, aveva condiviso varie scelte nella corrente legislatura. Alla Lega viene contestato, in una nota diramata ieri, un «comportamento incoerente e deplorevole». Infatti, «i rappresentanti del gruppo della Lega, nel rapporto di minoranza presentato al plenum del Parlamento, pur criticando alcune spese presenti nel messaggio governativo, hanno sostenuto i progetti allestiti da alcuni capoluoghi del Cantone fra i quali il TrenHotel di Chiasso selezionato dalla Piattaforma MI-TI dopo un concorso a livello cantonale». 

È il ventilato lancio di un referendum su scala cantonale contro il credito di 3,5 milioni di franchi votato dal Gran Consiglio a favore dell’Expo e dei progetti collaterali come il TrenHotel a mettere in dubbio, a mente della sezione PLR di Chiasso, quanto proposto nella cittadina. Una certa sorpresa ha suscitato anche la mossa della municipale ideatrice del TrenHotel Roberta Pantani Tettamanti, che, col sostegno cantonale di 250 mila franchi non più assicurato, ha già annunciato di non vedere le premesse per la riuscita dell’operazione. Secondo il partito di maggioranza a Chiasso è adesso preferibile rimandare l’appuntamento con il referendum comunale, già fissato per il mese prossimo. «Alla luce di queste circostanze, il PLR chiede al Municipio di voler, per il momento, soprassedere alla votazione comunale prevista per il 18 maggio, in attesa che il lancio del referendum (cantonale, ndr) venga effettivamente confermato» prosegue il comunicato. Sintonizzandosi poi sulla stessa lunghezza d’onda della sezione chiassese della Lega, il partito presieduto da Musso scrive che «nel caso di conferma del referendum, il contributo del Cantone risulterebbe più che mai incerto con un inevitabile rischio di ulteriore aggravio economico a carico del Comune, che il PLR non è disposto a far sopportare ai cittadini. In tale evenienza il PLR chiede allora che il Consiglio comunale venga nuovamente chiamato ad esprimersi in merito al prosieguo o meno del progetto». Unica voce fuori dal coro sembra essere quella del municipale Bruno Arrigoni, che sul suo profilo Facebook ha scritto: «TrenHotel un progetto geniale!....Io ci credo ancora».

«Trovata una scusa per evitare il verdetto popolare»

La retromarcia di Lega e PLR è accolta con stupore e ironia dai promotori del referendum lanciato nella cittadina contro il credito di oltre 3 milioni di franchi per il TrenHotel. In molti fanno notare, tra le fila dei contrari della prima ora all’operazione, che non è cambiato granché rispetto al 24 febbraio scorso, quando il Legislativo comunale approvò, grazie ai voti di Lega e PLR, il progetto. All’epoca, il contributo di 250 mila franchi da parte del Cantone non era ancora stato discusso dal Gran Consiglio e quindi chi sostenne il TrenHotel lo fece senza poter dare per acquisito il sussidio. Quindi, chi avallò il messaggio municipale, lo fece accettando il rischio che Chiasso si dovesse accollare una spesa aggiuntiva di 250 mila franchi, in caso di mancato sostegno del Cantone. Viene poi fatto notare che il Piano finanziario 2013-2016 promulgato dall’Esecutivo diretto da Moreno Colombo allibra una spesa di 1,8 milioni di franchi per il TrenHotel. Ci si chiede ora come un contributo tutto sommato secondario rispetto all’uscita totale prevista possa far cadere l’intera operazione. «In realtà - sbotta Mauro Mapelli , consigliere comunale PPD tra i promotori del referendum, - Lega e PLR hanno trovato il pretesto per cercare di evitare il voto del 18 maggio, dopo che la chiamata alle urne è stata sottoscritta da ben mille cittadini di Chiasso. Temendo la probabile sconfitta, che sarebbe la terza in otto mesi, scendono dalla nave, o meglio dal treno, con una scusa».

Fonte: Corriere del Ticino

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