giovedì 10 aprile 2014

Il crematorio allo stesso offerente del primo concorso

A sei anni dall’avvio del progetto e dopo lunghe vertenze legali, a Chiasso dovrebbe infine concretizzarsi  ’intenzione di erigere un centro di cremazione delle salme all’interno del cimitero comunale. Al termine del secondo concorso indetto per la concessione di un diritto di superficie della durata di 50 anni su un fondo di 1.050 metri quadri, l’altro ieri l’Esecutivo della cittadina ha deciso di premiare l’offerta presentata dall’Associazione ticinese di cremazione di Lugano, la stessa aggiudicataria della prima gara che però era stata invalidata dal Tribunale cantonale amministrativo all’inizio del 2012 su ricorso della Organizzazioni Funerarie Fernando Coltamai SA. Quest’ultima si è presentata pure nel più recente concorso, venendo nuovamente scartata.

Stavolta, le autorità cittadine ritengono di avere sanato i vizi procedurali causa dell’annullamento della prima gara. Chiariti pure i criteri di concessione, il Municipio guidato da Moreno Colombo ha ancora premiato l’Associazione ticinese di cremazione, in quanto pronta a versare, per lo sfruttamento del diritto di superficie, un importo di quasi tre volte superiore rispetto alla contendente. Inoltre, il progetto elaborato per la vincitrice dall’architetto Paolo Andreani è stato ritenuto più idoneo ad un armonioso inserimento nel camposanto. Per la costruzione del primo impianto di incenerimento delle salme nel Mendrisiotto si stima un investimento di 2-3 milioni di franchi. Per l’uso del fondo, come riportato nel messaggio municipale approvato dal Legislativo nel 2009, al Comune va corrisposto un canone minimo di 29.400 franchi all’anno. Prima di allestire la propria proposta, l’Esecutivo di Chiasso si era fatto consegnare un rapporto sul potenziale di mercato nella regione meridionale del Cantone. Allora era emerso che ogni anno al crematorio di Lugano facevano capo circa 350 famiglie di defunti nel Mendrisiotto. In più, ai forni della cittadina potrebbero guardare diversi utenti della fascia di confine italiana. Si calcola quindi che siano almeno trecento le salme da bruciare ogni anno nel distretto. Inoltre, negli ultimi tempi la tendenza all’incenerimento dei cadaveri è decisamente in aumento, tanto da rendere necessario un centro di cremazione nel comprensorio.

Fonte: Corriere del Ticino

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