giovedì 24 aprile 2014

Una commedia per tornare sulla scena - Roberta Pantani replica al commento del CdT

Spiace leggere sull’edizione di ieri commenti sarcastici sul progetto del TrenHotel, destinato ad un binario morto. Spiace perché è incomprensibile l’astio del giornalista nei confronti di chi scrive e nei confronti del progetto stesso. Il progetto è stato un lavoro di anni di tutto il Municipio, portato avanti dal Dicastero Relazioni Istituzionali e il cui cammino che ha portato al sostegno finanziario non è stato retto dal pressappochismo, bensì dall’oculatezza, proprio perché di soldi pubblici stiamo parlando. Da tutti, ma proprio tutti, il progetto di Chiasso è stato definito l’unico concreto e l’unico degno di essere realizzato in vista di Expo 2015. Il messaggio presentato al Consiglio comunale è trasparente, chiaro e comprensibile. Le cifre inserite sono quelle confermate, così come quelle del Cantone. Il sostegno di 250.000 franchi del Cantone è stato inserito quando il Consiglio di Stato ha licenziato il messaggio al Gran Consiglio: né un giorno prima né un giorno dopo.

La tempistica, stretta – lo riconosciamo – è stata dettata dalla complessità e dell'importanza del progetto. Non avrebbe avuto alcun senso presentare al Consiglio comunale un messaggio le cui cifre avrebbero dovuto essere confermate tutte. Le conferme dei sostegni sono lì nero su bianco a disposizione di chi in questo progetto non ha mai creduto e lo ha strumentalizzato per aprire una discussione sulla bontà o meno del Municipio. La discussione sul messaggio, nonostante alcuni affermino il contrario, c’è stata ed è stata ampia ed esaustiva. Le commissioni della Gestione e dell’Edilizia hanno dedicato serate all’approfondimento del tema: non solo, ma i consiglieri comunali facenti parte delle due commissioni, che poi hanno lanciato il referendum, durante la riunione avevano manifestato entusiasmo e slancio verso il progetto. Lo stesso è stato portato successivamente in Consiglio comunale, dove è stato approvato. È stato indetto poi un referendum comunale, in cui sono state raccolte quasi 1.000 firme. E la data per la votazione era quella prevista per le votazioni federali, il prossimo 18 maggio. Tutti i partner coinvolti erano consapevoli che il 18 maggio sarebbe stata la «dead line», la linea invalicabile della realizzabilità del progetto. Il referendum sul piano cantonale sposta questi tempi. Inevitabilmente. Il progetto non si può più realizzare non per una questione di sostegni finanziari, ma per una questione di tempistica. Come si potrebbe attendere sino a settembre, con i vari contratti da firmare, con gli impegni da prendere, con i capitolati di concorso da preparare e tanti altri aspetti da sistemare? Questo aspetto è stato spiegato anche ai promotori del referendum comunale. Queste stesse persone sono state invitate anche ad un tavolo di trattativa per cercare di trovare un compromesso e una possibilità di collaborazione: il fine ultimo era quello di salvare il progetto e di realizzarlo. E invece no. L’invito non è stato raccolto e ogni possibilità di collaborazione è stata bruscamente troncata. Questo per il bene di Chiasso? Questo perché «a Ciass nüm a pagum»? No. La realtà è un’altra. Con la non volontà di collaborazione si pensa di aspirare di nuovo ad un posto sul palco della politica. Non accorgendosi, però, che quando si apre il sipario, la platea rischia di essere vuota, nonostante scribacchini – con ambizioni di salire a corte – si stiano accingendo a sceneggiare una bella commedia.

Roberta Pantani - Municipale di Chiasso

1 commento: